Quando a delinquere è lo "straniero"

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snuffz
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Post by snuffz » 13/07/2007 15:11

Non sono cosi' sicuro che la poverta' sia il principale imputato che costringe un uomo a non rispettare la legge. Lo stupro non ti rende ricco, non ti sfama.
Guarda io ho svolto servizio civile in una pensa per i poveri. Che in realtà più che mensa per i poveri era mensa per gli stranieri, visto che gli italiani erano pochissimi (meno del 10%).
Beh, dal "povero" ero in qualche modo pronto ad accettare il furto. Sì, avrei giustificato il furto, del cibo e di tutto ciò che si poteva trovare nella mensa.
E invece capitava, a me e agli altri obiettori, di trovare forchette con i denti stortati a forza, incisioni sul legno dei tavoli, sedie rovinate dai segni dei coltelli...
Questo non capivo e non riuscivo a giustificare in nessun modo.
Il vandalismo. Fine a se stesso. Nei confronti di una mensa che offriva da mangiare.

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FdD_Leviatano
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Post by FdD_Leviatano » 14/07/2007 11:40

La Svizzera è famosa per le favorevoli condizioni sui conti correnti bancari, quindi attira gente che vuole depositare soldi da tutto il mondo ...

La Germania è famosa per l'assenza di limiti di velocità sulle autostrade, quindi attira gente da tutto il mondo che vuole correre con la macchina ...

L'Italia è famosa per l'assenza di leggi che puniscono i malviventi ... quindi se volete commetere un crimine ... venite in Italia !! Al max vi danno 3 gg di squalifica da uno stadio !!

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Lysor_o.O
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Post by Lysor_o.O » 05/12/2009 03:07

Riapro questa discussione perché è di pochi giorni fa una notizia simile ma diametralmente opposta. Il post da cui prendo spunto è questo (che casino ritrovarlo... Fortuna che c'è San Google):
snuffz4lorda wrote:Un articolo di Gramellini sulla prima pagina de LA STAMPA, qualche giorno addietro
Tolgo il disturbo
Reduce da una rissa al bar, un ubriaco sale in auto, invade la corsia opposta di marcia e uccide quattro ragazzi di vent'anni. Resta ferito lievemente e viene ricoverato all'ospedale di Cremona. Dopo qualche giorno migliora, si toglie il pigiama, saluta gli infermieri e se ne va. Dove? Fatti suoi. Uno avrà bene il diritto di bere fino a sfondarsi, attaccare briga in luogo pubblico, mettersi al volante, guidare contromano a centocinquanta l'ora, investire quattro persone, farsi curare a spese dello Stato e poi volare via, libero e riverito come un uccellino di prima classe, senza dover rendere conto a nessuno.

Forse le cose sarebbero andate diversamente se un pubblico ministero, o qualcosa di simile, avesse approfittato della settimana di immobilità forzata dell'assassino per recapitargli in ospedale un mandato d'arresto. Ma gli autori comici che scrivono i testi di certa magistratura italiana hanno sostenuto che il fermo di un imputato in vestaglia era inutile, «non essendoci pericolo di fuga». Infatti non è mica scappato. E' uscito dalla porta principale. Magari gli avranno chiamato anche il taxi. E così il signor Ashim Tola, albanese (non è un'aggravante, ma non può essere neanche un'attenuante), ha potuto riparare presso altri lidi, dove adesso starà raccontando ad altri balordi quale enorme pacchia possa essere l'Italia, a saperla prendere per il verso giusto, e cioè facendo tutte le cose sbagliate.
Qualcuno ha obiettato al "fazioso" giornalista che non aveva molta importanza di che nazionalità fosse l'ubriaco, se albanese, italiano, americano o portoghese, che un ubriaco è un ubriaco, e un ubriaco assassino è un ubriaco assassino.
Daccordo.
Più o meno.
Se io Andrea R. italiano uccido una persona qui in Italia, ritracciarmi è molto facile: ho un domicilio, ossia una casa (e un mutuo in corso), un lavoro, una macchina intestata a me, e ci sono 100000 documenti che mi riguardano: diplomi di scuola, libretti sanitari, certificati penali, documenti al comune, tasse e bollette pagate, tessere della biblioteca, tagliandi assicurativi, l'ufficio di collocamento, motorizzazione, le mie credenziali dettagliate compaiono al distretto militare e all'AVIS, .... e poi qui vivono mia moglie, i miei genitori, tutti i miei parenti, i miei amici... Insomma: sparire non sarebbe così facile.
Ma una persona che viene qui clandestinamente, che vive alla giornata, senza casa, senza lavoro, senza un solo appiglio stabile...
Una persona con questi requisiti, che si renda colpevole di omicidio, non dovrebbe venire controllata con un minimo più di attenzione?
Bene, qualche giorno fa un tribunale ha disposto che una giovanissima ragazza rom, accusata di aver provato a rapire un neonato, debba rimanere in un istituto. Il motivo? E' stata giudicata colpevole, continua a proclamarsi innocente, non sembra aver accettato per nulla la nostra cultura, e se tornasse a casa ricomincerebbe a frequentare un ambiente in cui è normale il disprezzo delle regole.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere. ... 3085.shtml

L'altra volta si parlava di un criminale che non era stato sorvegliato e quindi era bellamente tornato in libertà, in barba a tutti. Stavolta siamo all'opposto.

Beh, questa ha cercato di rapire un neonato, non di rubare una caramella. Non so come si possa rieuducarla, e temo in realtà che non sia possibile. Ma finché continua a vivere e pensare secondo quella cultura... Che se ne stia in galera.
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Tu vedi delle cose e chiedi: perché? Ma io sogno di cose che non ci sono mai state, e che forse non ci saranno mai, e dico: perché no?
--- Wolfgang Güllich

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snuffz
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Re: Quando a delinquere è lo "straniero"

Post by snuffz » 17/02/2010 09:06

Stamattina sono passato dai miei per vedere come stava mia madre, che la scorsa settimana è stata operata al tunnel carpale.
Passiamo dall'edicola a prendere i giornali e il giornalaio ci dice "Ma sapete che hanno aggredito Felice, del Bar Sardegna?"
Ci mostra TorinoCronaca. In prima pagina la foto di Felice, da un letto di ospedale.

http://www.torinocronaca.it/news-torino ... 32672.html
Torino: non serve da bere a due romeni ubriachi, pestato a sangue
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TORINO 17/02/2010 - Lo hanno massacrato a pugni, preso a calci fino a fargli perdere conoscenza. Poi hanno rubato il borsello che conteneva l’incasso della giornata e sono fuggiti. «Lo avrebbero ammazzato se non mi fossi messa a gridare e a chiedere aiuto», dice una donna al primo piano dello stabile di via Palma di Cesnola al 42. Una testimone oculare, era sul balcone a fumare una sigaretta: «Due uomini hanno raggiunto il signor Felice e lo hanno colpito, lui è caduto e loro hanno continuato a picchiarlo». Volevano l’incasso del “Bar Sardegna” che Felice Piras, 70 anni appena compiuti, gestisce da tempo nella vicina via Sette Comuni, a Mirafiori Sud.
«Stavo chiudendo il locale - racconta l’anziano barista da un letto del reparto di chirurgia maxillo-facciale delle Molinette dove è stato ricoverato - e due romeni che erano lì e che conosco di vista mi hanno chiesto da bere. Io mi sono rifiutato, erano già ubriachi. Loro hanno reagito in malo modo, hanno cominciato a sbattere i pugni sul bancone e a inveire. Ho cercato di tranquillizzarli e li ho invitati a lasciare il bar perché era ora di chiudere, era quasi mezzanotte».
Terminate le pulizie, Piras ha lasciato il locale e si è avviato verso casa, «abito li vicino, a 200 metri. Quando sono uscito, quelle due persone erano ancora nei pressi e poi mi hanno seguito. Parlavano ad alta voce ma erano distanti, comunque io ho allungato il passo e una volta arrivato sotto casa ho preso le chiavi per aprire il portone. È stato un attimo, mi sono saltati addosso e hanno cominciato a picchiarmi. Ho solo fatto in tempo a sentire le grida d’aiuto di una donna, poi ho perso conoscenza e mi sono risvegliato in ospedale».
Gli aggressori sono fuggiti rapidamente con un bottino magro, quello dell’incasso di un bar di periferia. Piras è stato soccorso da alcuni vicini di casa allarmati dalle grida della donna: «Ho riconosciuto subito il signor Felice - dice Beppe, un inquilino dello stabile - e a quel punto, visto che in strada non era ancora accorso nessuno della sua famiglia, io ho telefonato alla moglie che già dormiva e le ho spiegato cos’era era successo, lei è subito scesa». Piras, sposato, 3 figli, abita da anni nel palazzo ed è molto conosciuto proprio per la sua attività commerciale. Al caffé “Dea”, proprio sotto casa della vittima della spietata aggressione, ieri non si parlava d’altro: «Una persona per bene, mite. Lavorava da sempre in quel bar che era l’unica sua fonte di reddito. In questo quartiere dopo una certa c’è da aver paura». Poteva essere una tragedia se i rapinatori non fossero stati indotti a fuggire, «In fondo mi è andata ancora bene se penso a quello che è successo a quel pensionato a borgo Vittoria - conclude Piras, che rimarrà in ospedale ancora per qualche giorno -. Ricominciare il lavoro? Per forza, ma certamente non sarà più come prima».
Conosco Felice da 15 anni. Ho preso il caffè da lui mille volte, perchè il suo bar è dietro casa dei miei (casa mia, prima di andare a convivere).
Ai suoi tavolini ho trascorso diversi pomeriggi, compresi alcuni con Arnia, chiaccherando delle nottate a Starcraft, fra caffè e bicchierini di filuferru.
Che tristezza...

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