disegno,musica,ballo,le sto provando tutte..ma un libro?

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Berserk_o.O
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disegno,musica,ballo,le sto provando tutte..ma un libro?

Post by Berserk_o.O » 10/03/2005 20:28

ciao ragazzi sono tornato.. ogni tanto mi faccio vivo :wink:

sentite volevo sottoporvi una cosuccia di mia creazione...
vorrei sapere cosa ne pensate e vorrei sapere se secondo voi vale la pena proseguire ...

ultimamente la mia voglia di raccontare una storia (attraverso i fumetti , la musica , il ballo...) mi ha portato a cercare nuove strade.. sona approdato sul pianeta libro...
vorrei quindi sottoporre quella che vorrebbe essere la bruttissima copia della prima pagina di un mio ipotetico libro al vostro giudizio...

vorrebbe essere un testo di riflessione...
il protagonista ama il mondo del sonno e dei sogni a discapito della realta... per lui l'ìincontro con la realtà è violento e traumatico...naturalmente come evolverà la trama non ve lo svelo..

vi dico solo che in questa prima aprte ho voluto inserire numerosi spunti anche di riflessione filosofica che verrano ampliati nel corso della storia... per questo vorrei che oltre a darmi un parere sul mio modo di scrivere provaste anche a tirar fuori questi spunti per farmi capire se sono riuscito a renderli... voglio delle critiche che mi aiutino il più possibile...quindi fatevi avanti
:oops:

ps. vietato badare a errori gramamticali o di battitura :tsk:


Tutto intorno era buio, gli alberi, appena illuminati dalla fiocca luce della luna, dondolavano al sonoro respiro del vento al di fuori del quale non vi era rumore.
Era strano per Miguel trovarsi ancora in quel luogo misterioso dopo tanto tempo,
pensava che non vi sarebbe mai tornato, lo pensava perso per sempre quella notte ormai remota nel suo passato, ricordava ancora perfettametne l'ultima volta che vi era stato: La stessa luna flebile, lo stesso vento caldo,lo stesso suono ritmico del vento tra le foglie; tutto era esattamente come lo ricordava, o forse no... effettivamente vi era qualcosa di diverso, ma era qualcosa che Miguel non si sapeva spiegare, qualcosa di implpabile, di appena percettibile, che avvolgeva tutto ed era tutto nel medesimo tempo, forse, pensò, semplicemente era lui ad essere cambiato, era cresciuto molto e crescendo, si sà, la percezione del mondo cambia.
Miguel stette seduto li dove era solito sedersi da bambino. Osservava la luna quando d'improvviso sentì una voce femminile, dapprima un sussuro, poi sempre più intensa, -Miguel-diceva quella voce-Miguel! Miguel! Miguel svegliati è tardi!-.
Miguel si destò faticosamente dal sonno, e come tutte le volte che aveva sognato quel luogo non riuscì a realizzare se si era trattato di un sogno o se in passato, nella sua più remota infanzia, era realmente stato in quel posto fantastico.
Immobile sotto le coperte del suo amato letto sentiva le gambe , calde e immobili, che , ancora assopite,disobbedivano deliberatamente alla sua volontà e all'idea di dover abbandonare quel dolce tepore che aveva faticosamente conquistato durante la notte in quella fredda stanza sentiva sopraggiungere un senso di sconforto, come un soldato costretto ad abbandonare la propria casa per una guerra in cui non crede.
-Miguel!- gridò ancora la madre, consapevole della pigrizia del figlio, - sbrigati!-
-arrivo!- tentò di rispondere lui con tutto il fiato di cui disponeva, ma dalla sua bocca non uscì che un live mugolio incomprensibile. Provò svogliatamente a sollevare il busto, ma alzatolo di pochi centimentri sentì le forze venirgli meno e ricadde pesantemente sul letto sprofondandovi più di prima.
-Perchè devo alzarmi?-pensò arrabbiato -che senso ha? sto tanto bene qui, e poi
sono troppo stanco! Ho dormito dodici ore dovreì essere bello fresco e invece mi sento a pezzi, perchè? -Il ragazzo si persuase che qualla notte doveva essere stato sonnabulo e aver corso per i boschi e le colline li intorno.
In realtà Miguel era sempre stato così, aveva sempre ritenuto il momento di infilarsi sotto le coperte del suo caro lettucio il migliore della giornata, e quello di destarsene il peggiore, il più faticoso e soprattutto il più stupido. Perchè doveva abbandonare quella culla di gioie e speranze per andare in contro all'amara realtà che la vita gli aveva riservato? Egli faceva questo stesso ragionamento ogni mattina, e puntualmente veniva interroto dal prepotente subentrare della nervosa voce materna che gli intimava di alzarsi e di prepararsi per andare a scuola.
Decise allora di escogitare qualcosa per non essere costretto, ancora una volta, ad abbanonare il suo amato "nido dei sogni"(così chiamava il suo letto), ma cosa? L'intuizione, piuttosto classica, non tardò a giungergli, sarebbe bastato trascinarsi in cucina barcollando e fingere di sentirsi male, conosceva sua madre e sapeva che non avrebbe controllato e gli avrebbe tranquillamente accordato il permesso di tornare a letto. Così si alzò, stupendosi di quanto il pensiero che presto sarebbe tornato a letto gli aveva facilitato quella che prima sembrava un impresa difficilissima.
Non appena poggiò i piedi scalzi a terra ebbe il primo trauma della giornata, nel contatto con il pavimento, infatti, un freddo pungente l'aveva pervaso, bloccandolo sul posto. Dopo qualche istante di adattamento, mosse timoroso i successivi passi per arrivare in cucina dalla madre, li,con una smorfia poco convincente disse -Mamma..- -dai-l'interruppe lamadre- sbrigati pigrone che oggi hai il compito di matematica-




vi aspetto ansiosi

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Post by mader_o.O » 10/03/2005 21:01

Bè devo dire che i presupposti ci sono tutti, lo spunto per me è interessante, dipende poi da come evolverà...

L'unica critica, a mio parere, è che lo stile, in particolar modo nelle descrizioni, è un po troppo, come dire, macchinoso, ricercato, come se dovessi dimostrare per forza di saper scrivere.

Cmq bravo :klap: tienici aggiornati!!!
Dai crea un romanzo a puntate on line! ogni settimana 1 pagina!!! :sisisi:

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Post by Lysor_o.O » 10/03/2005 21:56

Tirarti fuori gli spunti... Beh, se le vita sia piacevole o meno (mi viene in mente "la vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere?"), il rapporto con il mondo, il contrasto con i propri sogni...
Mi sembra un pochino forzato il fatto che Miguel non riesca quasi ad alzarsi, però dipende da come sviluppi la cosa.
Promosso, decisamente promosso. Può venirne fuori qualcosa di interessante (anche se la cosa ti costerà MOLTA fatica... Non sognarti neppure per un attimo che scrivere un libro, per quanto breve, sia una cosa che si fa in poco tempo!)

...Mi spiace solo che non posso garantirti che leggerò il seguito, perché il tempo da dedicare ai forum è davvero poco (ieri mi sono loggato per la prima volta da quasi un mesetto...) e non riesco assolutamente a leggere tutto.
Comunque, auguri! :wink:
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Tu vedi delle cose e chiedi: perché? Ma io sogno di cose che non ci sono mai state, e che forse non ci saranno mai, e dico: perché no?
--- Wolfgang Güllich

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Post by Berserk_o.O » 10/03/2005 22:26

Non penso assolutamente che sarà un lavoro ne facile ne breve.. ho gia messo in conto questo.. ma nessuno mi corre dietro... quindi :wink:

per quanto riguarda la macchinosità del testo me ne sono reso conto anche io... ma credo di non essere in grado di rendere cio che voglio rendere senza ricorre a questa.. magari con il tempo miglioriro e riscriverò l'inizio...
la pesantezza del risveglio di miguel.. è voluta è funzionale a quanto seguirà... mi serve per far capire quanto l'allontanamento dal nido è pesante per il personaggio ... volevo rievocare "il mito della caverna" di.. platone ( mi pare) quando l'uomo esce dal sonno della ragione
:drunk:

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Post by Berserk_o.O » 11/03/2005 22:37

AGGIORNAMENTO:

Tutto intorno era buio, gli alberi, appena illuminati dalla fiocca luce della luna, dondolavano al sonoro respiro del vento al di fuori del quale non vi era rumore.
Era strano per Miguel trovarsi ancora in quel luogo misterioso dopo tanto tempo,
pensava che non vi sarebbe mai tornato, lo pensava perso per sempre quella notte ormai remota nel suo passato, ricordava ancora perfettametne l'ultima volta che vi era stato: La stessa luna flebile, lo stesso vento caldo,lo stesso suono ritmico del vento tra le foglie; tutto era esattamente come lo ricordava, o forse no... effettivamente vi era qualcosa di diverso, ma era qualcosa che Miguel non si sapeva spiegare, qualcosa di implpabile, di appena percettibile, che avvolgeva tutto ed era tutto nel medesimo tempo, forse, pensò, semplicemente era lui ad essere cambiato, era cresciuto molto e crescendo, si sà, la percezione del mondo cambia.
Miguel stette seduto li dove era solito sedersi da bambino. Osservava la luna quando d'improvviso sentì una voce femminile, dapprima un sussuro, poi sempre più intensa, -Miguel-diceva quella voce-Miguel! Miguel! Miguel svegliati è tardi!-.
Miguel si destò faticosamente dal sonno, e come tutte le volte che aveva sognato quel luogo non riuscì a realizzare se si era trattato di un sogno o se in passato, nella sua più remota infanzia, era realmente stato in quel posto fantastico.
Immobile sotto le coperte del suo amato letto sentiva le gambe , calde e immobili, che , ancora assopite,disobbedivano deliberatamente alla sua volontà e all'idea di dover abbandonare quel dolce tepore che aveva faticosamente conquistato durante la notte in quella fredda stanza sentiva sopraggiungere un senso di sconforto, come un soldato costretto ad abbandonare la propria casa per una guerra in cui non crede.
-Miguel!- gridò ancora la madre, consapevole della pigrizia del figlio, - sbrigati!-
-arrivo!- tentò di rispondere lui con tutto il fiato di cui disponeva, ma dalla sua bocca non uscì che un live mugolio incomprensibile. Provò svogliatamente a sollevare il busto, ma alzatolo di pochi centimentri sentì le forze venirgli meno e ricadde pesantemente sul letto sprofondandovi più di prima.
-Perchè devo alzarmi?-pensò arrabbiato -che senso ha? sto tanto bene qui, e poi
sono troppo stanco! Ho dormito dodici ore dovreì essere bello fresco e invece mi sento a pezzi, perchè? -Il ragazzo si persuase che qualla notte doveva essere stato sonnabulo e aver corso per i boschi e le colline li intorno.
In realtà Miguel era sempre stato così, aveva sempre ritenuto il momento di infilarsi sotto le coperte del suo caro lettucio il migliore della giornata, e quello di destarsene il peggiore, il più faticoso e soprattutto il più stupido. Perchè doveva abbandonare quella culla di gioie e speranze per andare in contro all'amara realtà che la vita gli aveva riservato? Egli faceva questo stesso ragionamento ogni mattina, e puntualmente veniva interroto dal prepotente subentrare della nervosa voce materna che gli intimava di alzarsi e di prepararsi per andare a scuola.
Decise allora di escogitare qualcosa per non essere costretto, ancora una volta, ad abbanonare il suo amato "nido dei sogni"(così chiamava il suo letto), ma cosa? L'intuizione, piuttosto classica, non tardò a giungergli, sarebbe bastato trascinarsi in cucina barcollando e fingere di sentirsi male, conosceva sua madre e sapeva che non avrebbe controllato e gli avrebbe tranquillamente accordato il permesso di tornare a letto. Così si alzò, stupendosi di quanto il pensiero che presto sarebbe tornato a letto gli aveva facilitato quella che prima sembrava un impresa difficilissima.
Non appena poggiò i piedi scalzi a terra ebbe il primo trauma della giornata, nel contatto con il pavimento, infatti, un freddo pungente l'aveva pervaso, bloccandolo sul posto. Dopo qualche istante di adattamento, mosse timoroso i successivi passi per arrivare in cucina dalla madre, li,con una smorfia poco convincente disse -Mamma..- -dai sbrigati pigrone che oggi hai il compito di matematica-l'interruppe la madre -ma...- -Che c'è?- Miguel osservo la fronte della madre pulirsi da ogni piega mentre le piccole orecchie le si alzavano lievemente tra i capeli scombinati, e difronte a quello sguardo innocente, sospeso nell' attesa, non trovò la forza di mentire, e domandò con lo sguardo sconfitto e fisso a terra -hem... posso aprire una nuova confezione di biscotti?-
-ti ho ripetuto mille volte che prima di aprirne una nuova devi finire quella vecchia, a che sereve aprirne una nuovo prime di finire quella vecchia? finirebbero per restare aperte senza mai essere finite- -già...- pensò lui sedendosi a tavola e versandosi una mezza tazza di tè -proprio come i miei sogni restano sempre mezzi aperti e mezzi chiusi-.



Miguel salì sull'autobus ancora assonnato, percorse lo stretto corridoio tra decine di ragazzi che lo fissavano, che cosa avevano da guardare? si era sistemato male i capelli? aveva un gigantesco brufolo sulla facica? c'era qualcosa che non andava nel suo abbigliamento? perchè? perchè lo fissavano a quel modo tutte le mattine? che cosa aveva di diverso da loro? era sicuro che dopo il suo passaggio si sarebbero messi a ridacchiare su chissà che cosa che lo riguardava con i loro stupidi amici, ma dopo un primo momentaneo imbarazzo smise di pensarci e continuò a procedere lentamente lungo il corridoio del pulman che nel contempo era ripartito con un brusco scossone.Camminava e lanciava timorose occhiate verso quei ragazzi che lo ricambiavano con sguardi sicuri e minacciosi, a Miguel sembravano tutti uguali, tutti sicuri di se, tutti perfetti, tutti pronti ad affrontare ogni ostacolo che la vita avrebbe posto dinnanzi al loro cammino, tutti tranne uno, che pareva vere i suoi stessi timori... un ragazzo bruttino, con la faccia ricoperta dai brufoli e un curioso taglio di capelli fuori moda. Lo conosceva bene, erano amici una volta, si chiamava Federico e suo padre lavorava in un orrenda officina in provincia, arrivava a casa sempre sporco di grasso e olio, il fatto strano è che tutti sapevano che non guadagnava un soldo perchè nessuno andava mai li, se non per stretta necessità, aveva si e no un cliente a settimana, eppure tornava tardi dal lavoro e pareva aver lavorato come dieci uomini.
Nonostante una volta fossero buoni amici Miguel non lo guardò nemmeno, si comportò con estrama indifferenza e sebbene si sentisse male dentro per questo non cedette e continuò ad avanzare, almeno per quel momento, sicuro di sè.
Miguel odiava Federico, aveva cominciato ad odiarlo in prima liceo, e sebbene non l'avrebbe mai riconosciuto sapeva perfettamente perche lo odiava tanto. Lo odiava perchè in lui vedeva riflesso se stesso, vedeva quella realtà in cui non aveva mai voluto credere, ma soprattutto lo odiava perchè quel ragazzo riusciva ad essere se stesso nonostante la sua condizione, mentre lui, che era un bel ragazzo, senza particolari problemi, ma che soffriva per le stesse cose che facevano soffrire Federico e che si sentiva emarginato tanto quanto lui, non voleva e non poteva accettare quella condizione, e per questo era arivato ad odiare il mondo intero, giungendo alla conclusione che alla realtà era preferibile il mondo dei sogni, dove nel bene e nel male poteva sempre contare sul fatto che si trattava solo della sua immaginazione.
Si sedette in disparte e cominciò a guardare fuori dal finestrino con aria seria, sapeva che l'unica cosa che non doveva fare era mostrare la sua paura difronte a tutti quegli sguardi penetranti, ma non era così semplice, in quel momento avrebbe tanto voluto poter leggere nel pensiero per sapere se le risate che sentiva erano indirizzate a lui o se era solo una sua stupida paranoia, ad ogni modo penso che era inutile pensarci, se fosse stato un sogno avrebbe potuto farli sparire tutti ma quella era la realtà e non poteva fare niente di simile, non fece quindi altro che guardare la strada sfrecciare fuori dal finestrino e cercare di pensare ad altro.

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Post by Berserk_o.O » 11/04/2005 20:11

Tutto intorno era buio, gli alberi, appena illuminati dalla fiocca luce della luna, dondolavano al sonoro respiro del vento al di fuori del quale non vi era rumore.
Era strano per Miguel trovarsi ancora in quel luogo misterioso dopo tanto tempo, pensava che non vi sarebbe mai tornato, lo pensava perso per sempre quella notte ormai remota nel suo passato, ricordava ancora perfettamente l'ultima volta che vi era stato: La stessa luna flebile, lo stesso vento caldo,lo stesso suono ritmico del vento tra le foglie; tutto era esattamente come lo ricordava, o forse no... effettivamente vi era qualcosa di diverso, ma era qualcosa che Miguel non si sapeva spiegare, qualcosa di impalpabile, di appena percettibile, che avvolgeva tutto ed era tutto nel medesimo tempo, forse, pensò, semplicemente era lui ad essere cambiato, era cresciuto molto e crescendo, si sa, la percezione del mondo cambia.
Miguel stette seduto li dove era solito sedersi da bambino. Osservava la luna quando d'improvviso sentì una voce femminile, dapprima un sussurro, poi sempre più intensa, “Miguel”diceva quella voce “Miguel!... Miguel!... Miguel… svegliati è tardi!”
Miguel si destò faticosamente dal sonno, e come tutte le volte che aveva sognato quel luogo non riuscì a realizzare se si era trattato di un sogno o se in passato, nella sua più remota infanzia, era realmente stato in quel posto fantastico.
Immobile sotto le coperte del suo amato letto sentiva le gambe , calde e immobili, che , ancora assopite,disobbedivano deliberatamente alla sua volontà e all'idea di dover abbandonare quel dolce tepore che aveva faticosamente conquistato durante la notte in quella fredda stanza sentiva sopraggiungere un senso di sconforto, come un soldato costretto ad abbandonare la propria casa per una guerra in cui non crede.
“Miguel!” gridò ancora la madre, consapevole della pigrizia del figlio, “sbrigati!”
“arrivo!” tentò di rispondere lui con tutto il fiato di cui disponeva, ma dalla sua bocca non uscì che un live mugolio incomprensibile. Provò svogliatamente a sollevare il busto, ma alzatolo di pochi centimetri sentì le forze venirgli meno e ricadde pesantemente sul letto sprofondandovi più di prima.
-Perchè devo alzarmi?-pensò arrabbiato -che senso ha? sto tanto bene qui, e poi
sono troppo stanco! Ho dormito dodici ore dovrei essere bello fresco e invece mi sento a pezzi, perché? -Il ragazzo si persuase che quella notte doveva essere stato sonnambulo e aver corso per i boschi e le colline li intorno.
In realtà Miguel era sempre stato così, aveva sempre ritenuto il momento di infilarsi sotto le coperte del suo caro lettuccio il migliore della giornata, e quello di destarsene il peggiore, il più faticoso e soprattutto il più stupido. Perché doveva abbandonare quella culla di gioie e speranze per andare in contro all'amara realtà che la vita gli aveva riservato? Egli faceva questo stesso ragionamento ogni mattina, e puntualmente veniva interrotto dal prepotente subentrare della nervosa voce materna che gli intimava di alzarsi e di prepararsi per andare a scuola.
Decise allora di escogitare qualcosa per non essere costretto, ancora una volta, ad abbandonare il suo amato "nido dei sogni", ma cosa? L'intuizione, piuttosto classica, non tardò a giungergli, sarebbe bastato trascinarsi in cucina barcollando e fingere di sentirsi male, conosceva sua madre, sapeva che non avrebbe controllato e gli avrebbe tranquillamente accordato il permesso di tornare a letto. Così si alzò, stupendosi di quanto il pensiero che presto sarebbe tornato a letto gli aveva facilitato quella che prima sembrava un impresa difficilissima.
Non appena poggiò i piedi scalzi a terra ebbe il primo trauma della giornata, nel contatto con il pavimento, infatti, un freddo pungente l'aveva pervaso, bloccandolo sul posto. Dopo qualche istante di adattamento, mosse timoroso i successivi passi per arrivare in cucina dalla madre, li,con una smorfia poco convincente disse “Mamma..” “dai sbrigati pigrone che oggi hai il compito di matematica” l'interruppe la madre “ma!!!” “Che c'è?” Miguel osservo la fronte della madre pulirsi da ogni piega mentre le piccole orecchie le si alzavano lievemente tra i capelli scombinati, e di fronte a quello sguardo innocente, sospeso nell' attesa, non trovò la forza di mentire, e domandò con lo sguardo sconfitto e fisso a terra “hem... posso aprire una nuova confezione di biscotti?“
“ti ho ripetuto mille volte che prima di aprirne una nuova devi finire quella vecchia, a che serve aprirne una nuovo prime di finire quella vecchia? finirebbero per restare aperte senza mai essere finite” -già...- pensò lui sedendosi a tavola e versandosi una mezza tazza di tè -proprio come i miei sogni restano sempre mezzi aperti e mezzi chiusi-.




Miguel salì sull'autobus ancora assonnato, percorse lo stretto corridoio tra decine di ragazzi che lo fissavano, che cosa avevano da guardare? si era sistemato male i capelli? aveva un gigantesco brufolo sulla faccia? c'era qualcosa che non andava nel suo abbigliamento? perché? perché lo fissavano a quel modo tutte le mattine? che cosa aveva di diverso da loro? era sicuro che dopo il suo passaggio si sarebbero messi a ridacchiare su chissà che cosa che lo riguardava con i loro stupidi amici, ma dopo un primo momentaneo imbarazzo smise di pensarci e continuò a procedere lentamente lungo il corridoio del pulman che nel contempo era ripartito con un brusco scossone. Camminava e lanciava timorose occhiate verso quei ragazzi che lo ricambiavano con sguardi sicuri e minacciosi, a Miguel sembravano tutti uguali, tutti sicuri di se, tutti perfetti, tutti pronti ad affrontare ogni ostacolo che la vita avrebbe posto dinnanzi al loro cammino, tutti tranne uno, che pareva vere i suoi stessi timori... un ragazzo bruttino, con la faccia ricoperta dai brufoli e un curioso taglio di capelli fuori moda. Lo conosceva bene, erano amici una volta, si chiamava Federico e suo padre lavorava in un orrenda officina in provincia, arrivava a casa sempre sporco di grasso e olio, il fatto strano è che tutti sapevano che non guadagnava un soldo perché nessuno andava mai li, se non per stretta necessità, aveva si e no un cliente a settimana, eppure tornava tardi dal lavoro e pareva aver lavorato come dieci uomini.
Nonostante una volta fossero buoni amici Miguel non lo guardò nemmeno, si comportò con estrema indifferenza e sebbene si sentisse male dentro per questo non cedette e continuò ad avanzare, almeno per quel momento, sicuro di se.
Miguel odiava Federico, aveva cominciato ad odiarlo in prima liceo, e sebbene non l'avrebbe mai riconosciuto sapeva perfettamente perché lo odiava tanto. Lo odiava perché in lui vedeva riflesso se stesso, vedeva quella realtà in cui non aveva mai voluto credere, ma soprattutto lo odiava perché quel ragazzo riusciva ad essere se stesso nonostante la sua condizione, mentre lui, che era un bel ragazzo, senza particolari problemi, ma che soffriva per le stesse cose che facevano soffrire Federico e che si sentiva emarginato tanto quanto lui, non voleva e non poteva accettare quella condizione, e per questo era arrivato ad odiare il mondo intero, giungendo alla conclusione che alla realtà era preferibile il mondo dei sogni, dove nel bene e nel male poteva sempre contare sul fatto che si trattava solo della sua immaginazione.
Si sedette in disparte e cominciò a guardare fuori dal finestrino con aria seria, sapeva che l'unica cosa che non doveva fare era mostrare la sua paura di fronte a tutti quegli sguardi penetranti, ma non era così semplice, in quel momento avrebbe tanto voluto poter leggere nel pensiero per sapere se le risate che sentiva erano indirizzate a lui o se era solo una sua stupida paranoia, ad ogni modo pensò che era inutile pensarci, se fosse stato un sogno avrebbe potuto farli sparire tutti ma quella era la realtà, non fece quindi altro che guardare la strada sfrecciare fuori dal finestrino e cercare di pensare ad altro.



La campanella suonò la prima volta e i ragazzi del Liceo Mighton si avviarono all’entrata,
Miguel era seduto a lato della lunga scalinata che dava all’ingresso, fumava una sigaretta
E osservava i numerosi alunni entrare nell’edificio, in quattro anni di attenta osservazione li aveva raggruppati in diverse categorie.
C’erano i classici secchioni che badavano solo a se, avari del loro sapere, non si permettevano nemmeno per errore di aiutare qualcuno meno preparato di loro.
C’erano gli irosi, che se la prendevano con tutti se non erano pronti in una materia, ed entravano adirati con il mondo che li costringeva a quella tortura. Spesso assieme a questi si trovavano strani personaggi, invidiosi di tutti e di tutto, se la prendevano con i secchioni che non volevano condividere le loro conoscenze e sfottevano prepotentemente chi era diverso da loro.
Erano numerosi gli assonnati , sempre i soliti, entravano tutte le mattine con gli occhi socchiusi ed enormi occhiaie, simili a quelle dei golosi del purgatorio Dantesco che Miguel aveva appena studiato, -che faranno la notte anziché dormire?- si domandava Miguel con un leggero disprezzo.
E poi ancora, c’erano quelli che si abbandonavano alle risate disinteressandosi di tutto il resto, dediti solamente ai piaceri della vita venivano a scuola con indifferenza ,per occupare il tempo libero e non facevano che pensare ai loro interessi.
C’erano quelli in preda al tedio per il solo fatto di essere a scuola, che provavano una sorta di fastidio in ogni cosa che riguardasse quell’ ambito.
C’erano poi i bulli, quelli pieni di sé che si ritenevano superiori a tutti anche se, spesso, nemmeno sapevano parlare bene, e quelli superbi delle loro capacità, che dispensavano consigli e sapere solo a chi ritenevano degno, disprezzando gli altri per la loro condizione.
E poi c’era Miguel, solo, silenzioso osservatore della realtà che tanto disprezzava ma dalla quale in fondo era affascinato.
Era ancora seduto sugli scalini ,mentre la sigaretta era ormai consumata e a scuola entravano solo gli ultimi ritardatari, quando suonò la seconda campanella. Dopo qualche secondo usci la bidella -Marquez Miguel! La campanella significa che è ora di entrare a scuola e non di fumare l’ultima sigaretta!- Miguel alzò gli occhi al cielo sbuffando, e senza proferire parola, gettò la sigaretta a terra, raccolse lo zaino ed entrò nell’edificio.
Trovando la porta della classe chiusa si scompose un attimo all’idea del professore irritato, quindi entrò, direttamente scusandosi per il minuto di ritardo, ma si bloccò dopo poco notando che la classe era vuota…-dove sono tutti? Oggi è venerdì non abbiamo lezione in un'altra aula!-, ripose la giacca sulla sua sedia e uscì in cerca della bidella. “Francy? Francy? “ disse con tono di chi sa bene di non trovare chi cerca -dove sarà? Come al solito giù alla fotocopiatrice che cerca di farsi notare da Roberto- pensò ridacchiando.
Roberto era il nuovo bidello della scuola, giovane e prestante, piaceva a metà delle ragazze frequentanti, e si divertiva a scherzare alle spalle dei professori con i ragazzi, non lo si poteva definire propriamente un bidello perché in sei mesi di servizio non aveva lavorato un giorno. Francesca era la bidella del secondo piano, una bella donna, ma estremamente stupida, era strana come stranita dal mondo , però se si trattava di fare la corte a Roberto giocava tutte le sue carte.
Sceso al pian terreno Miguel vide la bidella, come aveva supposto alla fotocopiatrice, le si avvicinò, sorpreso dell’assenza del bidello, e le chiese: “ Francy dov’è il professor Zalago?” “E’ sparito…” rispose lei sospirando “E’ sparito? Francy stai bene? Che vuol dire - è sparito?-“ “E’ così… se ne andato… nessuno sa niente!” Miguel accennò un sorriso di stupore “se ne andato? Ha lasciato la scuola?” “Si è così,si è stufato di me e se né andato!” rispose quasi scoppiando in lacrime la bidella “Francy… che cosa centri tu con il proff Zalago?” la donna guardò smarrita Miguel, arricciò un po’ le sopraciglia e poi rispose irritata “ ma che hai capito il professore è ad un convegno io parlavo del mio Roberto!!! Ma mi ascolti quando parlo? E poi tu che cosa fai già qui a scuola?La vostra classe oggi non entra un ora dopo?” Miguel senti sopraggiungere un senso di sconforto –accidenti a me!- pensò – potevo starmene un'altra ora sotto le coperte!- dopo un attimo di collera si volto senza dire nulla e si avvio verso la classe mentre la bidella ancora se la prendeva con lui per non averla ascoltata.
Miguel sapeva bene che non poteva stare in classe, così raccolse le sue cose e si diresse verso la biblioteca, entrò si sedette sulla prima sedia che gli capitò sotto mano e si mise a leggere il primo libro che trovò sul tavolo –“racconto clandestino”… bhà… una cosa vale l’altra per passare il tempo -.





“Slave giovanotto” disse ad un tratto una voce, Miguel si voltò di scatto incuriosito e vide uno strano vecchietto seduto su una sedia in un angolo vuoto della stanza, aveva una folta barba bianca e un berretto di lana blu che gli copriva tutta la fronte.
“Chi sei?” domandò con cautela il giovane “bhaf “ borbotto quello “non badare a me, sono solo di passaggio… continua pure con la tua lettura!” Miguel leggermente smarrito si volto e riprese a leggere il giornale.
“Sei proprio buffo!” disse ancora il vecchio dopo alcuni secondi, “buffo?” domando Miguel voltandosi sbalordito, “ si… Buffo! Fingi di leggere il giornale e invece pensi a tutta altro” rispose il vecchietto ridacchiando e puntandosi l’indice sulla tempia “non c’è nulla di strano, lo faccio spesso anche io sai? Quando leggo… sogno ad occhi aperti, non riesco a seguire il testo come sarebbe logico fare, per ogni frase elaboro un nuovo mondo che spesso e diverso da quello che ho pensato la frase precedente fino a che tutto si confonde in un continuo vagare della mente che mi porta lontano dalle parole, mi porta a precederle… è un nuovo libro, diverso da quello che l’autore ha scritto, praticamente non ho mai letto lo stesso libro due volte!” “ non c’è nulla di strano “rispose Miguel “ nemmeno io ho mai letto lo stesso libro due volte? E con questo? E poi è normale fantasticare mentre e si legge un libro che ci piace!” Il vecchio si tocco la barba e dopo alcuni secondi di silenzio disse:” ragazzo… tu non mi ascolti… ogni volta che apri un libro, apri una porta … il fatto è che queste porte sebbene possano essere le stesse non portano mai nel medesimo luogo!”
Miguel cominciava ad avere un po’ di confusione in testa e il suo viso cominciò a mostrarsi irritato “ senti non so chi sei ma… se lo fai anche tu, perché io sarei buffo?” il vecchietto prese a ridere seppur in modo discreto “bè…. Miguel…il fatto è che tu sogni anche quando non leggi!” “aspetta un attimo! Come fai a sapere che mi chiamo Miguel?” il vecchio si fece serio e con aria di sfida indico il libricino che il ragazzo stava sfogliando, Miguel si girò verso il libretto ma continuò a non capire, quindi si voltò sospettoso verso l’angolo dove stava il vecchietto ma rimase incredibilmente sorpreso vedendo che era sparito nel nulla, si guardò attorno attonito ma non vide che scafali pieni di libri, sconfitto e perplesso abbassò lo sguardo sul libro che aveva sotto mano ed il suo sguardo scorse le righe della pagina che aveva aperto soffermandosi sulla frase –“ non capivo che ero ancora un altro clandestino, solo e impotente nelle mani del destino.”- poi il vuoto,
era come se per un momento Miguel fosse svanito nel nulla. Un attimo dopo il trillo della campanella lo riportava bruscamente in se.
-che cosa mi sta succedendo- pensò –ho dormito? Si… dev’ essere per forza stato così!... ma… era tutto così reale.- pensieroso si diresse verso la sua classe.

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Post by mader_o.O » 11/04/2005 22:55

no no dai di più daccene di più mi sto appassionando alla storia :sisisi: !!!!
:klap: :klap: :klap:

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