C'è un limite anche nella finzione?

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C'è un limite anche nella finzione?

Post by snuffz » 06/06/2012 08:54

Qualche giorno fa ho rivisto un vecchio amico, un compagno di merende dei tempi del venerdì sera birra\calciobalilla\filmhorror.

Da quando è nata mia figlia guardo molti meno film horror, perchè non è materialmente possibile in casa :bhu: e la mia soglia di sopportazione si è notevolmente abbassata.
Tra l'altro ho riscontrato questo fenomeno di abbassamento di soglia del dolore in molti miei amici che hanno "figliato", quindi potrebbe esserci anche una ragione psicologica per questo, ma non divaghiamo.
Un paio d'anni fa ho visto Martyrs, film che mi ha davvero turbato e che mi ha fatto pensare che forse non ho più il fisico per certe cose.
Qualche sera, dicevo, ho rivisto un amico e durante la pizza parlando di Martyrs, mi ha detto "Mizzica Andre ma devi assolutamente vedere The Human Centipede!!"

Okay: andate a leggervi la trama.
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Human_ ... equence%29

Nonostante una certa curiosità e pur tormentato dal demone della sfida, ho deciso che questa volta passerò la mano: già vedere il trailer su youtube e "immaginare" mi ha disgustato parecchio.
Ma naturalmente il giorno dopo sono entrato in ufficio bullandomi e raccontando ai colleghi la trama del centipede.
Le reazioni sono state tutte più o meno: ma tu sei malato, ma che senso ha, dovrebbero vietare di produrre certi film.
Qualcuno si è anche sbilanciato in "Dovrebbero mettere il regista in galera" e "Fanno certi film e poi non stupiamoci se qualche esaltato magari prende ispirazione e lo fa davvero".
Al di là dell'ultima frase, che trovo un po' inverosimile, soprattutto per il fatto che allora dovrebbero vietare anche i film d'azione, tutti i thriller, tutti i gialli, insomma mezza produzione cinematografica, la questione della censura sulla "finzione" mi interessa molto.

E' corretto auspicare una censura totale per certi contenuti, a quella che è poi solo finzione?
Questo film, The Human Centipede, è sicuramente estremo e rivoltante, ma rimane FINZIONE.
Non c'è vera violenza e quello che viene raccontato non accade.

Certi film, dovrebbero VIETARE di produrli?

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by France » 06/06/2012 11:53

tutto stà nel come si intende lo stato e cosa dovrebbe fare.

Se si è dell'idea che lo stato deve provvedere per il cittadino, allora lo stato può certamente dettare quello che si può vedere e quello che non si può vedere. Indipendentemente dal fatto che lo si fa o no. Un esempio bello per l'italia è la prostituzione. Viene usato moltissimo come servizio eppure è vietato.
Difficile dire dove è il confine fra quello che è giusto vietare e quello che deve essere lasciato alla discrezione del singolo individuo.

Se si è dell'idea che lo stato deve solo garantire pari opportunità ai singoli individui, allora chiaramente lo stato non ha nulla da dire su quello che è lecito o non è lecito. Naturalmente non avere regole del tutto, vorrebbe dire anarchia, ma credo che nel caso del film che hai detto non vedo perchè un adulto non possa decidere di volerlo vedere oppure no.

Io non ho mai creduto negli stati che mettono troppe regole. A me piace che mi vengono a dire quello che posso fare e non posso fare. Chiaramente certe cose di base come furto, omicidio etc sono cose basilari della nostra società ma andare a dire questo videogioco è violento, quel film non è adatto, mi sembrano sinceramente delle violenze dello stato sui cittadini belle buone.

A domanda diretta diretta risposta:

Dovrebbero vietare? No tutta la vita!
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Bubillus » 06/06/2012 12:17

Credo che quasi 3000 anni fa la... ehm... prima edizione de l'Odissea di Omero suscitasse scalpore per alcune scene truculente tipo Polifemo che divora i compagni di Ulisse. La narrativa sassone è piena di draghi mangiauomini, impalamenti, massacri, mostri semiumani e quant'altro. I racconti di HP Lovecraft non risparmiano certo in particolari impressionanti e posso immaginare lo scalpore che fecero all'epoca della loro uscita mel periodo dal 1917 al 1935. E così via.
Poi resta da chiedersi il perché e se di un film basato sull'idea dell'uomo centipede si sentisse la mancanza oppure no. Ok mi va benissimo che non ci siano divieti, ma mi pare che presupporre che un principio di libertà assoluta si traduca nella necessità di accettare ogni genere di immondizia sia uno sbaglio. Ripeto quello che avevo già detto in un altro topic, internet è diventato un territorio libero e gioioso per la pornografia con il consenso implicito di tutti i suoi principali difensori. Bell'affare.
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Arbè » 06/06/2012 13:12

Premesso che io non trovo e non riesco a dare un senso al genere horror; ma questo, lo ripeto, è solo un punto di vista e non voglio intavolare una discussione.
THC, rientra in quel filone che io definisco "da discount"; ovvero il cercare di darti più roba che sia possibile nel prezzo del biglietto, risparmiando sulla qualità e sui contenuti.
Quando ciò avviene ed il limite si supera, il film abbandona la sfera terrorifica per entrare in quella "comica" del grottesco.
Se lo spacchetti, hai tutti i clichè tipici del genere: Fighe carine con massa cerebrale pari a zero, dottore pazzo ecc. Non si può non ridere dopo la prima sequenza e ghignare per tutto il resto del film. Sono le tipiche pellicole che andrebbero viste in quei cinema fumosi di periferia, magari un pò alticci e con i commenti salaci del pubblico.
L'unica censura molte volte viene imposta dal mercato italiano.
THC ha avuto distribuzione veramante limitata. I dialoghi sono in Inglese, Tedesco e Giapponese, il chè la dice tutta sulla domanda-offerta di questo genere. Ha senso produrre un film che nove volte su dieci resta relegato alla distribuzione via blockbuster o via cavo e molte volte nemmeno a quella?

Martyrs è un'altra cosa. Non mischiamo la c***a con la cioccolata. Ce l'ho sul desktop del pc. Ogni tanto fisso l'icona del DIVX chiedendomi se mai riavrò il coraggio di rivederlo. Non mi ha fatto nè paura nè schifo, ma odio come mi sono sentito dopo averlo visto.

P.S. Mi dispiace per te Snuffo, ma THC è una trilogia; 2 sono già usciti, vediamo se troveranno soldi per il terzo.
Ti accorgi di essere vecchio quando, anche per rollare una canna, ti servono gli occhiali da lettura...

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by ayakuccia_o.O » 08/06/2012 14:15

aaah ecco! :o

Ora ho scoperto a cosa si ispirava una puntata di South park in cui venivano uniti bocca-ano un cinese una tipa e uno dei bambinetti (non mi ricordo chi era, mi pare quello ebreo)...allucinante persino nel cartone animato :think:

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Davilaro.Oa » 10/06/2012 14:35

Secondo me vietare di produrre qualcosa a priori é sbagliato, sopratutto motivando la censura con la paura che film terribili, o violenti possano ispirare qualcuno.
Sarebbe come vietare di produrre film sui campi di concentramento per paura che i cittadini vadano da leroy merlin e se ne costruiscano uno fai-da-te in giardino...
Chi fa cose orribili le farebbe comunque.

Non sono per niente un'esperta di horror e vari, perché la mia sopportazione é veramente bassa. Quando ho visto "Hostel" al cinema (magari a voi ha fatto ridere -.-') ho passato quasi tutto il film con le mani sulla faccia.

L'unica cosa che secondo me ha senso é l'essere ESTREMAMENTE chiari sul contenuto del film. Cioé "Sappi che stai per andare a vedere qualcosa che potrebbe turbarti fortemente" :laser: .

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by snuffz » 11/06/2012 15:05

Anch’io penso che la censura totale sia un errore.
Certi film che fecero scalpore e scatenarono polemiche al loro esordio, mi vengono in mente Funny Games , Irréversible, Apocalypto, oltre a titoli celebri come Arancia Meccanica, oggi vengono considerati dei classici, ti capita di vederli placidamente al supermercato sulle rastrelliere dei dvd, con gran pace di mamme e associazioni di genitori.

Comunque per me la linea di demarcazione finzione \ realtà è e deve essere molto netta: nella finzione tutto è permesso, nella realtà no.
Io ad esempio non sopporto alcuni film o reportage o documentari che si trincerano dietro il “Le persone devono vedere quello che succede per capire davvero” e vanno alla ricerca delle peggio sequenze\primi piani\dettagli dell’orrore. “Le persone devono sapere” è un ottimo pretesto per vendere, e basta, e far soldi\popolarità sulla morte, dolore o sofferenza della gente vera.
Non basta sapere che la ragazzina è stata stuprata e uccisa: è NECESSARIO che i telespettatori vedano il cadavere martoriato, le ferite sul corpo (ed è necessario che si sappia che le coltellate sono state 10, con dovizia di dettagli), lo sguardo negli occhi del cadavere…
Qualche anno fa fu fatto prigioniero un americano in Iraq e scaduto l’ultimatum per il riscatto il prigioniero fu decapitato. Il video della decapitazione fu trasmesso in tv, censurato ma fu trasmesso (suppongo censurato davvero a malincuore), con alcuni artifici tecnici: ultime sequenze oscurate, scene tagliate, fermo immagine…
Quella ostentazione della violenza e della morte fu davvero gratuita...

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Bubillus » 11/06/2012 15:28

snuffz wrote:Comunque per me la linea di demarcazione finzione \ realtà è e deve essere molto netta: nella finzione tutto è permesso, nella realtà no. Io ad esempio non sopporto alcuni film o reportage o documentari che si trincerano dietro il “Le persone devono vedere quello che succede per capire davvero” e vanno alla ricerca delle peggio sequenze\primi piani\dettagli dell’orrore. “Le persone devono sapere” è un ottimo pretesto per vendere, e basta, e far soldi\popolarità sulla morte, dolore o sofferenza della gente vera.
Non basta sapere che la ragazzina è stata stuprata e uccisa: è NECESSARIO che i telespettatori vedano il cadavere martoriato, le ferite sul corpo (ed è necessario che si sappia che le coltellate sono state 10, con dovizia di dettagli), lo sguardo negli occhi del cadavere…
Qualche anno fa fu fatto prigioniero un americano in Iraq e scaduto l’ultimatum per il riscatto il prigioniero fu decapitato. Il video della decapitazione fu trasmesso in tv, censurato ma fu trasmesso (suppongo censurato davvero a malincuore), con alcuni artifici tecnici: ultime sequenze oscurate, scene tagliate, fermo immagine…
Temo che la motivazione della necessità dell'immagine truculenta sia la stessa. Certo, il poveraccio decapitato dai terroristi è un vero essere umano che ci lascia le penne in un modo atroce mentre il cinese decapitato in un film pieno di ninja e katane è un manichino oppure un attore in una scena post-prodotta. C'è una bella differenza. Ma lo spettatore? Non credi che l'abitudine a vedere cinesi fatti a fette nei b-movie porti a desiderare l'emozione proibita della visione della vera decapitazione? Nel 1700 nelle piazze di Parigi le teste cadevano come i fichi ad agosto, spettacolo assai truce eppure la gente correva a goderselo (magari guardavano con un occhio solo, ma intanto guardavano).
O quanto meno, secondo me l'abitudine a certe scene fittizie "alza l'asticella" rendendo meno insopportabile la realtà.
Oh per carità, ci si abitua a tutto. Un chirurgo fa a fette e sbudella i cristiani a fin di bene, ma deve essere portato ed abituato a tagliuzzare, a me verrebbero i sudori freddi. Un mio amico tempo fa descriveva con gaiezza come impallinava con soddisfazione, su incarico dell'arciprete, i piccioni che cagavano sulle statue della chiesa. Univa l'utile al dilettevole: difendeva i sacri gessi e si esercitava nel tiro a segno. E' una persona buonissima e di animo sensibile e gentile, ma è un cacciatore ed ammazzare un pennuto (o una lepre o un cinghiale) non gli fa né caldo né freddo. La sua asticella, rispetto alla mia, è ad un'altra quota. Il figlio di un mio amico, 12 anni e avvezzo ai videogiochi ed ai film sanguinolenti, parla di carneficine come io da bambino 30 anni fa parlavo di Subbuteo e figurine. Temo che la full immersion nell'orrido porti a non farci quasi più caso e ad ammettere, a giustificare come parte legittima dell'esperienza comune, anche ciò che in realtà andrebbe considerato come manifestazione dell'eccezionalità del male. Educazione, mica bau bau micio micio.

EDIT: qui servirebbe uno psicologo che spiegasse come mai fare a fette il prossimo non sta bene (tabù) e come mai, invece, i cinemi si riempiono quando c'è del sangue che gronda. Per esempio anche senza andare nell'horror dichiarato la deriva splatter di Spielberg ne è un esempio (Salvate il sodato Ryan, Schindler's list, Munich)... "If you want blood you've got it!" cantavano gli AC/DC...
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by mader_o.O » 13/06/2012 23:31

Incuriosito mi son visto i 2 film sia il primo che il secondo The Human Centipede, e per non farmi mancare nulla mi son ridato una guardata a Martyrs.

Fondamentalmente il secondo centipede è una sorta di versione splatter/schifosa del primo. Alla fine nel primo di sangue non ne girava molto, il secondo invece ne è l'apoteosi...

Tuttavia c'è una scena che secondo me supera veramente ogni limite umanamente possibile, dura una frazione di secondo ma è inconcepibile.
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Detto ciò credo che dei limiti ci debbano essere, però lìesticella col tempo senza che ce ne accorgiamo si sposta sempre più verso l'altro e cio che sembrava inconcepibile diventa la realtà.
Prima di The Human Centipede nessuno di noi pensava si potesse partorire una cosa del genere ora c'è e l'asticella si è alzata...

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by France » 14/06/2012 00:58

secondo me bisogna contestualizzare e anche molto. La memoria storica mi pare sempre essere pari a zero.

I nostri nonni e bisnonni sono andati a morire nelle due guerre mondiali. Vere e proprie carneficine dove sono morti millioni di uomini e ancora di più sono morti per malattia, malnutrizione etc etc. Danni psicologici irreparabili come la paura di rumori di ogni genere perchè venivano associati al fuoco di artiglieria o donne stuprate perchè usava così senza curarsi dei danni fisici e psichici arrecati.

Citta di warsawia dopo il bombardamento nella seconda guerra mondiale.
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Foto come questa hanno fatto parte della vita comune di tutti i giorni nella storia dell'europa da sempre. Ora perchè viviamo un periodo di pace che dura da meno di 70 anni si pensa che ci sia sempre stata.

L'asticella della violenza è sempre stata alta. La prontezza ad andare a uccidere e a morire per la patria c'e' sempre stata. Casomai oggi abbiamo per la prima volta nella storia europea una controtendenza, ovvero che la gente non ci penserebbe due volte ad andare a morire per qualche stupida guerra.

Semplicemente per me la violenza che è una parte integrante dell'essere umano ha assunto un'esperessione diversa, e secondo me non andrebbe repressa, proprio perchè rimane ad uno stato idealizzato e non reale.
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Bubillus » 14/06/2012 08:31

France wrote:Semplicemente per me la violenza che è una parte integrante dell'essere umano ha assunto un'esperessione diversa, e secondo me non andrebbe repressa, proprio perchè rimane ad uno stato idealizzato e non reale
Qualche giorno fa rivolgevo una domanda a questo proposito ad una amica psicologa, cercavo di provocarla e scucirle qualche interpretazione professionale su un argomento (lo ammetto) abbastanza fumoso e generico, ma evidentemente non era nel suo orticello e non mi ha fornito spiegazioni convincenti al di là di qualche spunto interessante.
Come diceva Bracardi, "l'uomo è una bestia"? Un altro mio collega spiegava certi comportamenti estremi proprio con una specie di regressione, o meglio con l'emergere di caratteri "primitivi". Non sono convinto. Se prendo un caso limite come il cannibalismo non c'è un solo esempio di tale pratica, nei tempi moderni, come espressione di una comune esigenza alimentare. Lo si trova o in condizioni limite di sopravvivenza (il famoso aereo precipitato sulle Ande oppure i naufraghi alla deriva) oppure si tratta di atti rituali legati ad un contesto culturale ben preciso ed interpretabile. Ciò non toglie che nei tempi preistorici mangiarsi il vicino di casa fosse una pratica comune, magari era pure buono chissà, ma obiettivamente se prendo un neonato boscimane e lo faccio crescere a Zibello questo mangerà culatello e parmigiano e non carne umana. Caso limite, ma per quanto riguarda la guerra il ragionamento è analogo. Vedevo in un documentario l'altro giorno del generale francese Foch (credo) che aveva come motto "Io attacco, attacco, attacco" e grazie a questa sua filosofia bellica fu uno dei vincitori della I guerra mondiale. Evidentemente poco gli importava che questa sua tecnica aggressiva facesse in modo che morisse un mucchio di gente, che le conseguenze pratiche fossero le mogli senza i mariti, i figli senza i padri, i cani senza i padrone, gli orti senza contadini, nei paesi venivano a mancare i giocatori di carte e i bevitori di vino. La distruzione della realtà comune delle persone semplici non lo sfiorava. Di chi era la violenza? Chi ne rimase offeso e traumatizzato? Da che parte stava l'indottrinamento e l'istinto di sopravvivenza dei soldati (sparagli Piero, sparagli ora...) e dove era invece la lucida scelta di portare avanti una guerra di offesa o di difesa? Imbarbarimento o esempio di precise scelte drammatiche fatte per opportunismo?
Non sono sicuro che esista una base violenta che necessiterebbe di uno sfogo periodico quanto piuttosto una serie di cause culturali, politiche e sociali (perché il sol dell'avvenire splenda ancora sulla terra facciamo un po' di spazio con un'altra guerra) che trovano nella violenza un mezzo di realizzazione. Per questo, secondo me, la tolleranza (o l'indifferenza) verso un uso della violenza e del "male" (non trovo altro termine ma so che non è molto corretto) a fini ludici o di intrattenimento non porta nulla di buono.
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by France » 14/06/2012 09:49

il tuo ragionamento fila dalla prospettiva di oggi sulla prima guerra mondiale. Ma il punto è che per allora non era nulla di straordinario eseguire ordini e andare a morire. Come non era nulla di straordinario il fatto che c'erano diserzioni e fucilazioni in massa.

Quando si descrivono fatti bisogna capire anche la prospettiva storica in cui essi avvengono.

Un fatto non è tale senza una interpretazione o punto di vista. Infatti quando si prende lo stesso fenomeno e si cambia il punto di vista si otterrano risultati (o fatti diversi). L'esempio classico dalle scenze naturali è l'osservatore che guarda la macchina che si muove da fuori. Mentre l'osservatore dentro nota che dentro è tutto fermo.

In ogni caso la violenza è una componente naturale dell'essere umano, una caratteristica che non si può scindere. Assume diversi aspetti ma non tutti sono contemplati quando se ne parla. La violenza potrebbe essere semplice mobbing come abbiamo un po' esplorato in questo topic: http://forum.oostyle.net/viewtopic.php? ... it=mobbing

Anche solo sarcasmo, ironia etc. Quante volte al giorno feriamo anche solo verbalmente il prossimo, coscentemente o pure no. La violenza non è solo fisica.

A mio parere è un meccanismo di difesa utile e necessario. L'eccesso della violenza è negativo, non la violenza in se, come del resto tutti gli eccessi.

Per la questione dei film e della violenza, a mio avviso quando si raggiunge la maggiore èta bisogna essere ingrado di prendere delle decisioni autonomamente. Non è giusto avere uno stato padre che dice cosa fare e cosa non fare. Nessuno forza nessuno ad andare a vedere film, brutti, come THC, che non danno niente se non un po' di intrattenimento se lo si guarda in compagnia con lo spirito giusto.

Vietare non ha mai portato nulla di buono.
Hanno vietato l'alcool in america all'inizio del secolo scorso e hanno solo creato una delle più potenti organizzazioni criminali del mondo.
Hanno proibito la prostituzione in italia e ogni volta che vado a fare una passeggiata fra le 9-11 di sera vengo regolarmente fermato per indicazioni al più vicino bordello, senza contare tutta la prostituzione illegale in italia che sta "nascosta".

Questo solo per citare alcuni esempi.
Il divieto dovrebbe essere una cosa che rispecchia il desiderio e l'effettiva rinuncia a qualcosa da parte della società e non dovrebbe essere messo artificialmente secondo convinzioni politiche, etiche, economiche e religiose di pochi.
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Bubillus » 14/06/2012 11:54

Non vedo terzi soggetti coinvolti in un processo di rifiuto della strumentalizzazione della violenza (nelle sue diverse forme, come giustamente fai notare). Non sento la necessità di avere un politico, un leader, un prete, un medico, un santone, un guru che mi dicono quello che è giusto o quello che è sbagliato fare. Morirò pacifista, socialista ed anarchico e mi farò seppellire insieme alle tre pagine del dizionario dove sono spiegati quei termini, giusto per evitare spiacevoli confusioni :asd: . No no no... però non voglio confondere la necessità di non avere strutture gerarchiche che invadono la sfera della libertà e dell'esperienza individuale con il rischio concretissimo di arrivare a tollerare un condizionamento negativo, un imprinting verso il basso, una melma che ci fa diventare tutti da un po' principi a un po' più rospi. A mio parere l'evoluzione della coscienza civile trova ostacoli solo in se stessa nel momento in cui si nega e sbraca. Poi se mi dici che è inevitabile beh temo di rendermene perfettamente conto, mannaggia. L'autore dell'uomo centipede avrà anche lui le sue perversioni e le sue fantasie e ha trovato l'opportunità di esprimerle e rappresentarle, certo se ne poteva fare a meno e in ogni non riesco a giustificarne la condivisione spacciandola come libera espressione artistica o come semplice intrattenimento.
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Davilaro.Oa » 17/06/2012 12:25

snuffz wrote:Io ad esempio non sopporto alcuni film o reportage o documentari che si trincerano dietro il “Le persone devono vedere quello che succede per capire davvero” e vanno alla ricerca delle peggio sequenze\primi piani\dettagli dell’orrore. “Le persone devono sapere” è un ottimo pretesto per vendere, e basta, e far soldi\popolarità sulla morte, dolore o sofferenza della gente vera.
Secondo me qui si dovrebbe tirare una linea di demarcazione tra la morbosità fine a se stessa e il tentativo di rendere e far vedere una realtà obiettiva per quanto cruda e scioccante possa essere.
Anche a me da veramente fastidio quando i mezzi di informazione (ti riferivi ai telegiornali?) indugiano su dettagli che per capire il contesto sono insignificanti ma che soddisfano la curiosità morbosa e malata della gente (uno qualunque degli ultimi casi di ragazzine sparite/stuprate/uccise).

Altra cosa é quando chi racconta (e bene o male, per quanto si cerchi di essere obiettivi una voce narrante c'é sempre) ci mette davanti all'orrore così com'é, senza censurarlo.

Sto seguendo una serie molto interessante che danno su national geographic channel che si chiama "Tabù", in cui raccontano, a mio parere in maniera piuttosto neutra, casi di persone e situazioni al limite.
In una delle puntate raccontavano come nelle Filippine, per qualche anno, abbiano legalizzato la vendita di organi.
È una pratica talmente frequente che, per evitare che gli intermediari approfittassero della povera gente, l'hanno legalizzato.
Ovviamente dopo pochissimo l'hanno dovuto proibire di nuovo a causa delle proteste da tutto il mondo.

Beh, a me il tizio che faceva vedere la cicatrice sul fianco e che raccontava tranquillamente di aver venduto il suo fegato per far mangiare la famiglia, ha fatto veramente stare male.

E di questa serie ci sono state puntate che non sono riuscita a vedere per quanto fossero pesanti.
Secondo me, se fatti nel modo giusto, questi reportage o documentari, non solo non sono negativi, ma farebbero bene a tanta gente.

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Bubillus » 17/06/2012 13:43

Davilaro.Oa wrote:Secondo me, se fatti nel modo giusto, questi reportage o documentari, non solo non sono negativi, ma farebbero bene a tanta gente.
Ci sono esempi di campagne di sensibilizzazione che utilizzano immagini crude, per esempio sul fumo, sulla guida sicura... C'è il vecchio principio per cui basterebbe far passare a qualche neo patentato una nottata tra il sabato e la domenica in pronto soccorso per fargli passare la voglia di mettersi in pericolo quando è in macchina. Sarà. Però ci sono quelli che si radunano intorno ai luoghi degli incidenti, ci sono quelli che vanno apposta a fare la foto sul luogo dove sono accaduti una tragedia o un fattaccio. C'è sempre chi non disprezza un bell'atto violento, se non lo coinvolge direttamente, perché rappresenta qualcosa di anomalo, una macabra novità, un modo per fare parte in qualche maniera di un evento, ecchissenefrega se si tratta di sofferenza finché è altrui o se è relegata dietro la protezione di uno schermoTV.
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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Mulligan » 17/06/2012 20:23

Ovviamente ci dovrebbe essere un'etichetta che dice esattamente la trama, nel completo, e l'età di visualizzazione.

"se ci fosse un'educazione del popolo, tutti starebbero meglio"

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by Shogun_o.O » 19/06/2012 00:35

Incuriosito dal topic ho scaricato The Human Centipede (entrambi gli episodi), in lingua originale e ovviamente li ho subito guardati.

[Apro e chiudo una parentesi: pensavo fossero dei film introvabili, invece su eMule hanno entrambi più di 200 fonti, tant'è che quando ho lanciato i download ero quasi certo si trattasse dei soliti fake pornazzi. Invece erano proprio i film giusti, e li ho scaricati entrambi nel tempo record di poco più di un'ora. La cosa mi ha sorpreso non poco... è stato più facile trovare The Human Centipede che 2001 odissea nello spazio o_O]

Entrambi gli episodi sono abbastanza vomitevoli... e non mi riferisco ai contenuti oggettivamente indirizzati a chi ha uno stomaco forte, quanto alla realizzazione generale dei film. Sinceramente ci sono scene di Grey's anatomy (per chi non lo conoscesse è un telefilm trasmesso in chiaro persino su Italia1) che mi hanno toccato molto di più.
Tra i due, First sequence è sicuramente quello realizzato meglio (che non vuol dire che sia realizzato bene). Il cattivo è abbastanza credibile (più per la sua faccia da vero psicopatico che per la sua recitazione) ma leggendo la trama del film mi aspettavo qualcosa di più... cattivo. Per tutto il film ho avuto la sensazione che il regista abbia avuto paura di sviluppare le idee di base. Diciamoci la verità, ci sono scene in Sin City che sono molto più crunte. Alla fine del film, sono rimasto abbastanza deluso e annoiato :arcanoid:
Full sequence è invece l'esatto opposto. E' eccessivo nelle scene di violenza (e schifezze in generale) ma manca di contenuti. Mi ha dato più l'idea di uno snuff film (ma di quelli brutti) piuttosto che di un horror. Il problema è che quando la violenza è tanto eccessiva, alla fine non rimane niente.
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Insomma, per entrambi i film il mio responso è lo stesso: il regista ha pensato che le sole tematiche violente e psicotiche potessero bastare per rendere i suoi film "famosi". In realtà, io non li consiglierò a nessuno perché sono brutti, e non perché sono violenti :arcanoid:

C'è limite alla finzione? Probabilmente sì, ma secondo me non è il caso il The Human Centipede.

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Re: C'è un limite anche nella finzione?

Post by snuffz » 10/06/2013 15:55

Alla fine li ho visti entrambi, The Human Centipede e The Human Centipede 2.
Devo dare ragione a Sho: superata e accettata mentalmente l'idea, quello che rimane sono due pellicole che sanno di costruito, troppo costruito perché non si veda il trucco.
Promuovo il primo film, per l’idea e per un certo equilibrio che ho apprezzato (la velocità narrativa mi sembra perfetta: non c’è fretta di arrivare al dunque e insieme non si mena il torrone in dettagli inutili).
Il secondo è davvero un coniglio con la cerniera sulla pancia: tutto troppo eccessivo per non accorgersi che è solo un film.
Salvo solo i riferimenti al primo film e l’attrice protagonista che interpreta se stessa: mi piace il film nel film.


……
E' come se questi film "tutelassero" lo spettatore ricordandogli che si tratta sempre e comunque di un film.
Quindi finzione.
Di recente ho visto il "A serbian film".
Ecco: "A serbian film" non fa sconti e nonostante sia "solo un film" fa un male cane.

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